...ma sarà vero?
E quindi? Quindi nulla. E' arrivato il caldo. Un caldo inodore. Un caldo piatto, sterile, asettico. Un tempo il caldo profumava. Così come la primavera e l'estate. Ora no. Mi trascino ancora al mio vecchio lavoro, mi siedo assonnata e annoiata alla mia scrivania. Ho lasciato l'entusiasmo a casa. L'aria condizionata è una tortura. Sbadiglio. Penso al mio altro lavoro. A quello che faccio con Te. A quanto sono costratta a trascurarlo per stare seduta qui a guardare il bianco nauseante delle pareti. Ma io da qui non dovevo andarmene, mi chiedo? Sono le pareti bianco - nausea a rispondermi: "no!". E resto in assorta contemplazione di una mole di lavoro disumana. Il grottesco che a volte mi circonda è disarmante.
Il "Sii paziente" che mi propina Splinder ogni volta che vengo qui sembra un monito alla mia ansia. Faccio finta di condurre una vita serena. Mi sforzo di essere normale. Attendo. Cucino i miei desideri a fuoco lento, girandoli di tanto in tanto, l'odorino ha riepito la mia vita, le mie narici non sentono altro odore. Aspetto. Prima o poi questo piatto sarà pronto e io lo mangerò di gusto, tra lacrime di gioia. Voglio crederlo fortemente. E intanto mi sforzo di essere normale.
Ci sono tante piccole cose che mi regalano emozioni indescrivibili. E dico grazie a quelle cose. Ad un sms che mi mandi inaspettatamente. Ad una telefonata di un' amica che non sentivo da tempo. Allo scudetto della mia squadra del cuore. E tanto altro. Tante minuscole cose. Che nella loro piccolezza nascondono l'infinito dalla mia felicità. Nonostante le paure, le ansie, le lacrime, le notti insonni a cercare di trovare la strada che mi porterà a realizzare i miei sogni... nonostante tutto ciò... ci sono quelle piccole cose, impalpabili cose, che danno un senso a tutto.
E se la smettessi di lasciarmi travolgere dalle illusioni e cominciassi a prendere in considerazione la possibilità di vivere la realtà? E se la smettessi una buona volta di sognare qualcosa che non accadrà?
Forse penserete che sia affetta da pessimismo cosmico. Ed invece non è così. Io sono sempre ottimista. Per tutto. Ma ho amaramente scoperto le sconfitte e le delusioni non hanno pietà di chi vede la vita a colori sempre e comunque. Ed io non riesco a nascondere la delusione, il dolore che provo nel vedere ogni volta sfatati i sogni, sfumati i desideri. E allora mi tutelo un pò cercando di nascondermi dietro ad un velo di pessimismo, sperando, invano, che esso potrà farmi stare meno male quando la prossima disillusione busserà alla mia porta, quando l'ennesima speranza risulterà palesemente vana. Sto vivendo male, in un'apnea che non riesco a spiegare, vorrei urlare, piangere ed essere capita. Capita. Vorrei scrivere qui tra un mese da lontano. Vorrei, vorrei, vorrei. Un mese, due, tre. Altrove. Via. Lontano. Vorrei che Tu mi portassi via lontano. Vorrei vivere il mio sogno. Lontano da qui.
Sono stata fuori, via, per due settimane. Sono stata a farmi del bene partendo con Lui per un viaggio di lavoro all'estero. Un lavoro che forse mi permetterà di abbandonare il mio, quello precario, quello deprimente, quello che tiene intrappolata in una realtà quotidiana che odio e che oggi, riprendo a vivere. E dico... chissà... chissà... se andrò via ancora... definitivamente...chissà... Ma la verità è che sono stata a farmi del male. Perchè se partire è un pò morire allora questa frase mi calza a pennello, visto che è via di qui che mi sento veramente a casa e tornare è massacrante. Mi manca l'aria. Sogno continuamente. Spero invano. Prego affinchè questo progetto decolli e mi porti via da qui, con Lui. Il respiro è irregolare, ho il magone, vorrei urlare, mi sento intrappolata in una realtà che non voglio, che non mi piace, che mi invecchia. Vorrei gridare. Mi prenderebbero per pazza. Ma tanto, prima o poi, qui, lo diventerò.
(Siete stati carini con i vostri commenti al post precedente, veramente carini. Mi avete tirato un pò su. Grazie.)