...ma sarà vero?
Mi si dica: che cosa c'è di più irritante dopo un anno di duro lavoro apprendere che la data della partenza della Nostra vacanza a Cipro deve essere spostata a data da destinarsi per un inconveniente lavorativo procurato da una cliente. E non è finita qui. Sarei dovuta andare in ferie dal mio vecchio lavoro Venerdì. Sono ancora in ufficio. E lo sarò domani. E poi Giovedì mattina. Non mi si vuole lasciare un pò di tregua quest'anno.
A volte ho la sottile percezione di non essere capita, d non esere compresa nelle mie debolezze e soprattutto nelle mie paure. Ho paura dell'abbandono. Dopo ciò che è successo due anni fa, ho paura che mi abbandoni ancora. Anche se non vi è motivo, anche se tale paura non ha fondamento. Io ce l'ho. Fammene una colpa. Ho la sottile percezione che la gente preferisca vedermi sempre la persona forte che sembro in apparenza senza avere il minimo sospetto che possa essere fragile anche io. Sono schiava del mio aspetto austero e della mia maniera aggressiva di parlare. Anche chi mi conosce bene spesso cade (volutamente o inconsciamente) in questo errore. Conclusione: non vengo capita. La cosa mi comincia a far male. A volte ho l'impressione di essere guardata come una persona che accetta qualsiasi cosa, che si fa scivolare addosso tutto. Mi fa soffrire vederTi a volte guardarmi con sguardo estraneo, dirmi cose che solo un estraneo potrebbe veramente fare. Ho il viso duro. Parlo in maniera dura. Non vuol dire nulla cazzo. Sono fragile e dolce come tutti cazzo.
Annuso delicatamente il profumo dei miei sogni che, forse, lentamente si stanno incamminando su di una strada che li porterà alla realizzazione. Non mi riempio i polmoni di questo profumo perchè se sto annusando male non voglio dovermi disilludere un giorno. E allora, timidamente inspiro queste particelle profumate. Ho lavorato tanto. Mentalmente e fisicamente. Magari non accadrà nulla. Magari invece, si.
Ecco. Mi si dice anche che mi autocommisero. Non è esattamente così perchè, se fosse autocommiserazione la mia, non avrei problemi ad ammetterlo. Sono molto stanca. Punto. Distrutta dal lavoro, dal caldo, dalle consapevolezze raggiunte quest'anno circa la fine di amicizie per me un tempo importanti, dal continuo inseguire sogni e desideri che sembrano allonatanarsi sempre di più da me. No, l'autocommiserazione non c'entra un bel niente. Nè tantomeno la noia. Quando dico che mi annoio, parlo di me stessa, mi annoio di me, delle cose che mi dico in maniera martellante, di quanto mi detesterei se potessi perchè in questo periodo non mi sopporto. E' vero che a Luglio mi ritrovo sempre in questo stato, ma è anche vero che quest'anno è stato molto più intenso di altri e se non ho la forza di reagire all'apatia, che mi si scusi, proprio non ce la faccio.
Per il resto... nei piccoli momenti liberi che ho mi dedico a scrivere il mio romanzo e a fare un corso di danese. Non è che sto lì con le mani in mano, ma se poi, nei commenti del post precedente dobbiamo per forza essere melodrammatici e apocalittici, ingigantendo la mia situazione all'ennesima potenza, infilandoci in mezzo storie, aimé, di malati terminali e quantaltro che perlomeno lo si faccia valutando che nella vita di chiunque di noi, la consapevolezza del dolore altrui non attenua il nostro malessere. Quindi, pregherei di non esagerare nel commentarmi e di leggermi nella mia semplicità quotidiana, nella semplicità di una persona che crede nei propri sogni ed in se stessa ma che, come tutti, può lasciarsi andare a momenti di sconforto. Grazie.